Dicembre 2015 - dopo mesi di dolore per essere stata mollata senza spiegazioni dal mio ex precedente, finalmente avevo trovato la calma. Certo, non escludevo relazioni, ma stavo bene anche da single.
E così, proprio nel momento più inaspettato, faccio conoscenza con questo ragazzo, che frequentava un corso universitario con me. Non ci eravamo mai parlati, e io sapevo della sua esistenza solo perché avevo notato un po' di sguardi da parte sua... ma comunque non ero intenzionata a conoscerlo, e soprattutto non pensavo che lui mi avrebbe cercata su Facebook (pur non sapendo il mio nome) per conoscermi!
E così dopo avermi contattata abbiamo passato un'oretta a parlare, e lui mi ha chiesto di vederci per un caffè. Io ero molto indecisa perché appunto stavo bene così, ma lui mi incuriosiva molto, non era il solito tipo che fa l'interrogatorio per provarci, anzi... era interessante e spiritoso.
Non dimenticherò mai i primi appuntamenti con lui.
Il 21 dicembre infatti siamo usciti insieme per la prima volta, ed è stato un colpo di fulmine per entrambi. Da lì abbiamo cominciato a sentirci tutti i giorni, e a vederci una volta a settimana (poiché lui era uno studente fuori sede nella mia città, ma era tornato a casa - a due ore di distanza - per le vacanze di Natale).
Il primo bacio è arrivato alla fine del secondo appuntamento, quasi in modo inaspettato, proprio mentre stava arrivando il treno e dovevamo salutarci. Mi ricordo ancora l'emozione provata mentre sentivo la faccia bruciarmi a causa della sua barba corta.
Tutto perfetto. Chiacchieravamo tantissimo, ridevamo ancora di più. Mi ha portata a giocare a biliardo, ci facevamo i nostri giri, andavamo anche solo a prendere un caffè insieme... ma era tutto perfetto. Lui si sbilanciò moltissimo: mi chiese dopo tre incontri di stare insieme, mi scriveva messaggi lunghissimi e dolcissimi, mi scrisse persino una lettera d'amore, un gesto ormai antico ma meraviglioso. Le cose andavano alla grande, e io non riuscivo a trovare un difetto né nella nostra storia, né tantomeno in lui.
Alla prima serata insieme mi portò in un ristorante cinese abbastanza elegante e anche lì fu tutto perfetto. Mi sono fermata a dormire da lui, e lì vedendolo particolarmente passionale ho dovuto fargli la confessione: ebbene sì, a 21 anni suonati ero ancora vergine.
Lui rimase stupito, ma non sembrava un problema, e la nostra relazione continuò bene, esattamente come prima. Lui si diceva innamorato, e mi dimostrava il suo amore in tutti i modi.
Una settimana dopo (ed era poco più di un mese che ci frequentavamo) abbiamo deciso di provare ad avere un rapporto, ma forse per la mia agitazione o per una questione prettamente fisica, il dolore alla penetrazione era talmente forte da pregarlo di smettere.
Lui era appassionatissimo, mi baciava, mi toccava, bastava che io lo sfiorassi perché si eccitasse.
Ci parlavamo dei nostri sentimenti, di quanto ci amavamo, e facevamo progetti per il futuro.
Sembrava la relazione più perfetta della storia, e pregavo che non finisse mai.
Ma ormai era febbraio, e la felicità aveva già cominciato a fare il suo conto alla rovescia.
14 Febbraio 2016 - San Valentino.
La serata stava andando alla perfezione. Eravamo da soli a casa sua.
Nessuno dei due dava particolare importanza a questa festa, ma era bello essere lì insieme. Appena sono entrata nel suo piccolo appartamento in affitto (un po' vuoto, ma che col tempo è diventato fin troppo familiare) ho visto che lui mi aveva fatto una sorpresa: mi aveva cucinato una torta a forma di cuore, accanto alla quale c'era un bigliettino romanticissimo.
Poi è arrivata la pizza... e anche quella era a forma di cuore.
Io ero in un brodo di giuggiole, mentre lui mi diceva "Eh, scommetto che nessuno ha mai fatto qualcosa del genere per te!", e aveva ragione.
Così poi siamo passati a baciarci, e da lì siamo arrivati nel letto... e lì è andato tutto storto.
Ancora una volta sentivo troppo dolore. Così, dopo un paio di tentativi, lui ha perso la speranza e si è allontanato da me.
Il silenzio che è calato in quel momento me lo ricorderò per sempre. In quel silenzio ho capito di aver perso il mio uomo. Sono scoppiata a piangere, e lui mi ha tranquillizzata... ma l'avevo perso davvero.
I due giorni seguenti lui fu molto più freddo con me, e io sapevo che qualcosa non andava, finché il terzo giorno non ha sganciato la bomba: doveva lasciarmi, perché non voleva prendersi la responsabilità di farmi perdere la verginità.
Io non riuscivo a crederci, dopo i due mesi trascorsi ad amarci follemente.
Dopo due ore a parlare, ad un certo punto lui ha deciso di tornare sui suoi passi, e quando ci siamo rivisti mi ha chiesto di perdonarlo, giurandomi che non sarebbe mai più successo un episodio simile.
E invece era solo l'inizio dell'incubo.
Man mano che i giorni passavano, mi accorgevo che comunque non era più come prima. Qualcosa in lui si era spento, e anche se passavamo più tempo insieme, mi accorgevo che mancava quel sentimento in più. Il problema vero e proprio è saltato fuori quando abbiamo riprovato ad avere un rapporto: lui perdeva l'erezione, cosa mai successa.
Era evidente che il tentativo andato male lo aveva influenzato psicologicamente.
Così più i giorni passavano, più lui era freddo e scostante. A volte preferiva stare con i suoi amici o stare a casa a studiare che uscire con me, e non mi dava più tutte quelle attenzioni.
D'altra parte c'erano quelle volte in cui mi cercava e mi diceva che mi amava, che vedeva un futuro per noi, che ero la famiglia che non aveva mai avuto. Mi ha anche fatto giurare di non lasciarlo mai.
Poi il caos.
Marzo 2016 - Non andava bene. Dopo un paio di giorni passati a trattarmi con estrema freddezza, io comincio a insistere per sapere cosa non andava.
Lui inizialmente si mostrava scazzato, come se la mia paura di essere lasciata fosse solo una mia ossessione. Poi mi ha lasciata.
Mi ricordo ancora come quel giorno, a lezione, ho passato due ore a chiedergli i motivi via messaggio. Lui però non voleva parlarne, faceva il sarcastico, mi ignorava. Mi diceva solo che si sentiva libero e che non gli andava più di essere fidanzato.
Gli ho chiesto di vederci per parlarne, ma lui mi ha dato buca per stare coi suoi amici, così ci siamo dati appuntamento per il mattino seguente alle 9.
Il giorno dopo non si è presentato all'appuntamento. Gli ho telefonato, l'ho tempestato di messaggi, ma lui era sparito. Solo dopo tre ore ha deciso di farsi vivo, e ho dovuto letteralmente implorarlo e pregarlo di concedermi anche solo dieci minuti del suo tempo.
Lui mi ha detto: "Va bene dai, ti faccio questo favore". Il tempo di salutarsi, di dirmi che non era più attratto da me, ed è finita lì.
Io mi sono sentita morire. Non sono riuscita a rassegnarmi, e l'ho cercato sia quella sera che il giorno dopo per capire com'era possibile che fosse finita in quel modo.
Ed è stato a quel punto che mi ha riempito di cattiverie gratuite. E mi ha detto:
- Che comunque non mi sarebbe stato fedele.
- Che comunque fare certe cose a letto con me non gli era piaciuto.
- Che avevo gambe e culo troppo grandi.
- Che io avrei potuto continuare a fargli sesso orale, ma che lui non avrebbe fatto niente a me.
- Che se fossi diventata una fotomodella avrebbe potuto ripensarci.
Ha persino fatto un fotomontaggio mettendo la mia faccia sul corpo di una pornostar, dicendomi "Qui eri bella".
Eppure io lo amavo.
I giorni seguenti ho cercato di ignorarlo il più possibile, eppure lui non faceva altro che continuare a cercarmi, anche se spesso faceva battute di cattivo gusto ed era sgradevole.
Quando si è reso conto del fatto che continuava a scrivermi, mi ha detto che in effetti ci stava ripensando, e da lì si è ritrasformato: mi chiamava perché gli mancava la mia voce, voleva sempre delle mie foto, mi diceva che gli mancavo e che in quel momento eravamo una coppia più forte di prima, che mi rivoleva davvero.
Io gli ho creduto, e sorvolavo su certi aspetti che mi lasciavano l'amaro in bocca, come il fatto che quando magari non avevo voglia di mandargli foto lui mi ricattava dicendo: "Non ti scrivo più finché non me la mandi", dato che sapeva il potere che aveva su di me.
Ci siamo rivisti e sembrava tutto di nuovo a posto.
Abbiamo anche avuto il primo rapporto sessuale, nonostante sia stato qualcosa senza troppo coinvolgimento... perché lui aveva ancora dei problemi a mantenere l'erezione con me.
Nonostante ciò era molto contento, al punto da scusarsi per essere stato stronzo e da chiedermi di fermarmi da lui per tre giorni la settimana seguente.
Io ho accettato.
Quei tre giorni portarono all'ennesimo disastro. Inizialmente sembrava tutto a posto, stavamo bene, ma poi a letto sorgevano i problemi. Lui non desiderava un rapporto completo con me, voleva solo del sesso orale.
Il secondo giorno, dopo aver finito il mio lavoretto, ho guardato la scena da occhi esterni e l'ho trovata patetica: lui nudo, reduce da un orgasmo. Io completamente vestita, dato che lui non mi aveva minimamente toccata.
La situazione per me era inaccettabile: come basare una relazione solo su quello che io facevo a lui?
Ho pianto a letto, lui mi ha abbracciata e ha deciso di lasciarmi per la terza volta.
Stare sul divano accanto a lui e vedere che preferiva guardare altrove piuttosto che darmi anche un solo bacio, quando all'inizio della relazione non vedeva l'ora di baciarmi, mi ha distrutta.
Di nuovo tornarono le cattiverie:
- Le ragazze che gli piacevano erano altre, io non corrispondevo ai suoi canoni di bellezza. L'avevo attratto solo perché ero particolare.
- Si era aspettato una super sveglia che scopava tantissimo, invece ero come un sacco di patate.
E altre umiliazioni che non ricordo neanche più.
Avrei dovuto chiudere il rapporto, ma non l'ho fatto.
Questo anche perché io, lui e un suo amico avevamo deciso di aprire un blog, e così in quei giorni ci siamo risentiti per "motivi professionali": abbiamo confrontato gli articoli che avevamo scritto, e poi soprattutto dovevamo andare a ritirare il disegno del logo.
Nel frattempo parlavamo di noi, e lui stesso mi diceva che pensava anche lui che saremmo tornati insieme.
Aprile 2016 - Ci siamo rivisti proprio per il disegno, e in quei giorni il suo comportamento era altalenante: prima mi diceva che lo attizzavo, poi non voleva baciarmi in pubblico perché "era fuori luogo" (come se prima ci facessimo problemi a darci un bacetto di saluto).
Qualche giorno dopo abbiamo passato una serata insieme ad un'altra coppia; lui ha bevuto parecchio, e una volta arrivati a casa sua l'abbiamo fatto in modo molto passionale, così tanto che mi ha chiesto di tornare insieme... e io ho accettato.
Quello è stato il periodo in cui abbiamo cominciato a passarci delle serate insieme 2 volte a settimana: ordinavamo due pizze, ci bevevamo un paio di birre a testa, ascoltavamo un po' di musica, parlavamo, e poi si arrivava alla scopata. Tutto bene, tutto bello.
Avevamo ricominciato a fare progetti: lui mi aveva chiesto di andare a vivere con lui il seguente anno accademico, e io ci pensavo seriamente.
Ma alla lunga anche così la storia non è durata, e a lui presto la voglia di scoparmi è passata di nuovo.
In un momento di lucidità mi ha chiesto: "Ma come fai ad essere così buona con me?", salvo poi dirmi che non stavamo insieme perché lui al primo posto metteva se stesso, e lasciarmi per la quarta volta qualche giorno dopo.
Il concetto era sempre quello: non sono attratto da te, siamo solo amici.
Indovinate se ho lasciato perdere? Ma no, ovviamente.
Maggio 2016 - La storia si è ripetuta: ci siamo passati una serata con gli amici, abbiamo bevuto, abbiamo scopato, lui mi abbracciava nel sonno e io lo credevo ancora un po' mio sotto sotto.
Quando gli ho fatto notare che era un'amicizia un po' ambigua, lui si è incazzato, dichiarandosi stufo di parlarne.
Ma nel momento in cui io non ho più detto niente, ha cominciato a cercarmi di più dicendomi che gli mancavo, che quando non c'ero sentiva un vuoto, che forse c'era speranza di tornare insieme.
Abbiamo passato un altro paio di serate insieme e lì è stato tutto perfetto: c'era attrazione, c'era complicità, c'era feeling. E dopo quelle serate ha ricominciato a dirmi che ci stava pensando seriamente, che voleva tornare con me.
Io avevo paura. Ma ero anche contenta. Gli ho detto che doveva pensarci bene ed essere sicuro di quello che mi stava chiedendo. Lui insisteva, diceva che stava andando bene, che eravamo stabili, che finché ci saremmo visti nessuno dei due avrebbe potuto farsi un'altra relazione.
E io gli ho detto di sì.
Abbiamo passato un weekend insieme, e lì tutto bene, lui ha confermato di voler stare con me.
Poi il fallimento.
Facciamo un'altra serata insieme, ma lui non sembra intenzionato né a baciarmi, né a fare niente; "Domani scopiamo" mi ha detto, dal momento che ci saremmo visti anche la sera seguente.
E infatti la sera seguente ci siamo visti: mi ha portata in pizzeria, ha pagato la cena, mi ha regalato una rosa, ci siamo presi una leggera sbronza da vino bianco e siamo saliti a casa sua.
E lì ho cominciato a baciarlo... ma era tutto inutile, perché lui non provava di nuovo più alcun tipo di attrazione. Non aveva l'erezione insomma, ma proprio per niente.
Il mattino dopo si è svegliato sentendomi piangere, ed è lì che sono esplosa io. Gli ho detto che avevo paura di perderlo, soprattutto perché stava cominciando l'estate e lui sarebbe stato tutto il tempo nella sua città a lavorare come bagnino, che avevo paura che lui mi avrebbe subito tradita con un'altra dato che comunque sapevo che non mi amava, che comunque una relazione senza sesso non è completa.
E lui lì mi ha tranquillizzata, dicendomi che voleva davvero provarci a stare con me.
Quella sera mi ha lasciata.
I giorni dopo mi ha ignorata, io gli scrivevo ogni tanto, in crisi.
Lui mi diceva che dovevamo chiudere, io volevo vederlo ancora una volta.
Poi è arrivata la sera delle confessioni: gli ho chiesto se si sentiva con una ragazza, lui mi ha detto che si erano sentiti un paio di volte ma che non ci stava provando. Ma io non ci credevo.
Sostituita in meno di una settimana.
Mi ha detto inoltre che a settembre non sarebbe tornato nella mia città.
A quel punto, decisi a chiudere, gli ho parlato del mio disturbo borderline e dell'autolesionismo, mentre lui mi ha detto che è una sua cosa abituale usare le persone per sentire di avere potere.
Ci siamo sentiti ancora. Ma era una sofferenza.
Così ieri sera gli ho detto che dobbiamo chiudere, e lui ha cominciato a dirmi che non ce n'è bisogno, che possiamo sentirci, che mi vuole bene, che ha paura che tutto quello che c'è stato tra di noi gli mancherà, che è incazzato col destino perché anche stavolta è andata male.
Io in questi giorni sono stata malissimo, ho pianto, non ho mangiato, ho vomitato e perso 2 kg, ho meditato al suicidio.
E anche se in questo momento mi manca pazzamente, prima o poi mi passerà.
Perché nonostante io sia in un certo senso ossessionata da lui e innamoratissima... sono stanca.
Per mesi mi sono data la colpa del fallimento di questa storia, e qualche colpa ce l'avrò anche, ma quello che ho dovuto sopportare per quattro mesi non me lo meritavo affatto.
Non meritavo di essere criticata per il mio aspetto fisico, per il mio modo di vestire, per il mio carattere, il mio atteggiamento, per qualsiasi cosa.
Non meritavo di essere usata come "cagnolino da compagnia", come "giocattolino" (testuali parole).
Non meritavo di dare tutto l'amore che avevo in corpo e ricevere in cambio solo qualche briciola di affetto.
Non meritavo di essere usata.
Non meritavo di dover soddisfare carnalmente il mio partner e non essere nemmeno sfiorata da lui, egoista a letto come in tutti gli altri ambiti della sua vita.
Non meritavo di sentirmi dire parole come "Merda", "Sei lesa", "Ammazzati", "Stai zitta che non sei nessuno".
Non meritavo di dover uscire con lui e ogni volta, ogni singola volta, dover dimostrare di essere perfetta in tutto, di essere insomma abbastanza bella, simpatica, intelligente, creativa, passionale.
Non meritavo di dovermi chiedere ogni singola volta che ci vedevamo se quel giorno gli sarei piaciuta o no.
Non meritavo di essere vittima del suo sadismo.
Io meritavo di stare bene.
MERITAVO DI ESSERE AMATA.